DARWIN E MALTHUS
"Nell'ottobre 1838, quindici mesi dopo che avevo iniziato la mia ricerca sistematica, mi successe di leggere per diletto il saggio di Malthus sulla popolazione, ed essendo ben pronto ad apprezzare la lotta per l’esistenza che va avanti da molto tempo, con continue osservazioni sugli animali e sulle piante, mi stupì molto che in certe circostanze le variazioni favorevoli tendessero ad essere mantenute e le sfavorevoli ad essere eliminate. Il risultato di questo era una nuova specie. Allora ebbi una teoria sulla quale lavorare." (Charles Darwin, dalla sua autobiografia, 1876). Questo passaggio rivela il contributo che Malthus diede a Darwin nel formulare la sua teoria sulla selezione naturale. Quello che colpì Darwin nel Saggio sul principio della popolazione (1798) era l’osservazione che in natura le piante e gli animali producono più discendenza di quella che può sopravvivere e che anche l’uomo è capace di produrne troppa se lasciato incontrollato. Malthus concluse che a meno che la dimensione delle famiglie non fosse stata regolata, la miseria provocata dalle carestie sarebbe diventata enorme ed eventualmente avrebbe distrutto l’uomo. L’affermazione di Malthus che la povertà e le carestie fossero il risultato naturale della crescita della popolazione e delle risorse non era ben accettata tra i riformatori sociali che credevano di potere eliminare tutte le malattie dell’uomo con strutture sociali adeguate. Anche se Malthus considerava che le carestie e la povertà fossero dovute agli eventi naturali, la causa prima di questi risultati era un’istituzione divina. Credeva infatti che entrambi i problemi fossero un modo di Dio per evitare la pigrizia umana. Sia Darwin che Wallace indipendentemente arrivarono a teorie simili sulla selezione naturale dopo avere letto Malthus. Al contrario di quest’ultimo, esprimevano i loro principi in termini esclusivamente naturali sia per i risultati che per la causa prima. Facendo ciò estendevano la teoria di Malthus al di là di quanto potesse farlo lui. Capirono che produrre più discendenza di quanta ne può sopravvivere crea una competizione tra individui strettamente imparentati e che inoltre la variazione tra questi ne produrrà necessariamente alcuni con più possibilità di sopravvivenza. Malthus era un economista che si interessò di ciò che chiamò "il declino delle condizioni di vita nell’Inghilterra del diciannovesimo secolo". Giustificava questo declino in base a tre elementi: la sovrapproduzione di giovani; l’insufficienza delle risorse in relazione alla popolazione umana in crescita; l’irresponsabilità della classe sociale bassa. Per combattere questo Malthus suggerì che la grandezza di una famiglia della classe bassa dovesse essere regolata in modo che le famiglie povere non avessero più figli di quanti non ne potessero mantenere. Darwin fu influenzato da questo pensiero di Malthus tanto che ne fece uno dei punti più importanti della sua teoria. Darwin però non sapeva quale amara satira facesse sugli uomini, e in particolare sui suoi compatrioti quando dimostrava che la libera concorrenza, la lotta per l’esistenza, che gli economisti esaltano come il più alto prodotto storico, sono lo stato normale del regno animale.
Nel 1862 Marx scrisse a Engels: "Darwin, che ho riletto, mi diverte quando dice di applicare la teoria maltusiana anche alle piante e agli animali, come se i limiti del signor Malthus fossero rintracciabili nel fatto che egli non applica la sua teoria a piante o animali, ma solo a esseri umani".
Anche Engels rifiutava la rozza descrizione e il gergo di Darwin e commentava: "l’errore di Darwin consiste nel fatto che egli nella selezione naturale o sopravvivenza del più adatto, mescola due cose assolutamente diverse:
1. Selezione per la pressione della sovrappopolazione, nel qual caso forse sopravvivono in primo luogo i più forti; tuttavia anche quelli che sotto certi aspetti sono più deboli possono farlo.
2. Selezione per la maggior capacità d’adattamento a circostanze modificate, nel qual caso i sopravviventi sono più adatti a queste circostanze, ma tale adattamento da un punto di vista complessivo, può rappresentare tanto un progresso quanto un regresso."
Chiaramente esiste in natura una lotta per la sopravvivenza laddove esista scarsità o pericolo per i membri di una specie da parte dei predatori. Per quanto grosso possa essere il granchio preso da Darwin nell’accettare ingenuamente, senza averla esaminata, la dottrina di Malthus, ognuno percepisce a prima vista la lotta per l’esistenza nella natura, la contraddizione cioè tra l’innumerevole quantità di germi che la natura produce a profusione e il ristretto numero di essi che in generale può arrivare a maturità, afferma Engels, una contraddizione che si risolve in effetti, per la massima parte, in una lotta, a volte straordinariamente crudele, per l’esistenza. Molte specie producono un gran numero di semi o uova per moltiplicare le loro possibilità di sopravvivenza particolarmente nei primi anni di vita. D’altra parte, la specie umana è sopravvissuta ricorrendo ad un altro metodo; il suo sviluppo è molto lento e una grande quantità di energia e di sforzi viene profusa per crescere un numero ristretto di figli, che impiegano lunghi anni per raggiungere la piena maturità.