Dal momento che in condizioni favorevoli tutti gli esseri viventi tendono a moltiplicarsi in modo estremamente rapido secondo il principio dell'aumento in progressione geometrica, per evitare che nascano più individui di quanti ne possano realmente sopravvivere, ci deve essere necessariamente un qualcosa che svolge un'azione frenante di fronte ad una tale e diffusa tendenza: Malthus prima di tutti identificò questo "qualcosa" con la "lotta per l'esistenza" che si può osservare tra gli individui della stessa specie, tra quelli di specie diverse e tra gli individui e le condizioni di vita. Esposta da Malthus, questa teoria venne poi approfondita, verificata e appoggiata dallo stesso Darwin in seguito a diverse osservazioni compiute all'interno sia del regno animale che di quello vegetale. Sebbene fossero ancora oscure, Darwin cercò ad esempio di individuare le cause che ostacolano la tendenza naturale di ciascuna specie all'aumento: tra queste vi è innanzitutto la quantità di nutrimento che determina per ogni specie il limite massimo del suo sviluppo. Solitamente però non è tanto la difficoltà di trovare il cibo ciò che determina il numero medio di individui di una specie, ma più che altro il fatto di essere preda di altri animali: a questo scopo Darwin fece notare che se per alcuni anni non fossero stati uccisi né alcun capo di selvaggina né i suoi predatori, probabilmente la selvaggina sarebbe diventata ancora più rara di quanto non lo fosse stata già ai suoi tempi. Un'altra causa che, come la quantità di cibo e l'essere preda degli altri animali esercita un forte influsso sulla determinazione del numero medio degli individui di una specie è il clima, e in particolare la ricorrenza periodica di stagioni o molto fredde o molto secche. Sebbene l'azione del clima possa sembrare indipendente dalla lotta per l'esistenza, in realtà questi due fattori sono in stretta correlazione: se ad esempio si verifica una brusca variazione di temperatura che causa un'immediata distruzione di cibo, ci sarà allora una lotta accanita tra i diversi individui che si nutrono di quegli stessi alimenti. Un altro fattore che limita la crescita smisurata di una specie è l'esistenza di "nemici" con i quali ogni singolo individuo deve continuamente lottare: come Darwin verificò, infatti, se ad esempio si lascia crescere l'erba in un prato si vedrà che gradualmente le piante più vigorose distruggono le più deboli, anche se queste sono pienamente sviluppate. Darwin capì allora che per la conservazione di una specie è fondamentale che essa sia costituita da un numero di individui maggiore di quello dei suoi nemici. Per ultimo, il manifestarsi di epidemie quando una specie, grazie a circostanze favorevoli, si moltiplica in modo eccessivo in una zona ristretta, è un ulteriore fattore limitativo indipendente però dalla lotta per l'esistenza. Si può affermare quindi che per ogni specie, a impedirne una crescita eccessiva, entrano in gioco molte cause, che possono agire in diversi periodi della vita, in diverse stagioni, o addirittura nel corso degli anni; alcune di queste cause si rivelano più efficaci di altre, ma in ogni modo tutte concorrono a determinare il numero medio degli individui di una specie e persino l'esistenza della specie stessa. Nella lotta per l'esistenza possono essere collegati tra loro da una rete di rapporti complessi anche piante e animali lontanissimi gli uni dagli altri nella scala della natura. Un esempio è fornito dai bombi: se tutto il genere di questi insetti - dice Darwin - dovesse estinguersi o diventare molto raro in Inghilterra, anche la viola del pensiero e il trifoglio violetto probabilmente sparirebbero completamente in quanto i bombi sono gli unici insetti che si fermano su questi fiori e che poi quindi ne trasportano il polline. Come vi è una stretta relazione tra i bombi e questi due tipi di piante, così c'è una correlazione anche tra il numero di bombi e il numero dei topi che ne distruggono i nidi e venne notato, a tale proposito, che i nidi dei bombi erano più numerosi nei pressi delle città, dove i gatti erano più numerosi e quindi i topi avevano meno possibilità di sopravvivere. E' incredibile quindi come la presenza di un gran numero di felini in una determinata regione possa determinare la frequenza di piante, mediante l'intervento prima dei topi e poi dei bombi. Ma poiché le specie che appartengono allo stesso genere hanno generalmente abitudini e organizzazioni molto simili e presentano sempre somiglianze strutturali, la lotta sarà comunque più aspra tra loro, quando si trovano in competizione l'una con l'altra, piuttosto che tra specie di genere distinti.