Analogie e omologie nelle forme viventi
Nei viventi che popolano ambienti simili si ritrovano analogie strutturali che fanno pensare a un progressivo processo evolutivo di adattamento avvenuto nelle varie specie, in modo che ciascuna potesse sopravvivere nell’ambiente. La forma allungata e idrodinamica di delfini e balene, di pesci, di foche e di alcuni molluschi, ovvero di gruppi animali diversi, è un esempio di analogia che si può spiegare ammettendo un processo di evoluzione convergente dei vari gruppi di organismi acquatici. La varietà di forme degli arti dei vertebrati (come la zampa allungata adatta alla corsa dei cavalli, la zampa tozza e unghiata adatta a scavare delle talpe, l’ala atta al volo degli uccelli), che possiedono però un’anatomia simile, costituisce un esempio di omologia; questa si può spiegare ammettendo che, a partire da un modello di arto comune ai diversi gruppi animali, si siano evolute forme differenti adattate ai diversi stili di vita degli organismi stessi (fenomeno evolutivo detto radiazione adattativa).
Presenza di organi vestigiali
Un'ulteriore prova apportata da Darwin a sostegno delle sue ipotesi è costituita dagli organi vestigiali presenti negli adulti e negli embrioni di molti animali: ad esempio, la presenza di piccole formazioni ossee collocate in profondità nel corpo dei cetacei, vicino al bacino, si può spiegare ammettendo che esse siano i residui evolutivi di vere e proprie zampe di loro antenati terrestri. Questi particolari non vengono spiegati in modo altrettanto efficace dai creazionisti.